La storia dell’omicidio dei coniugi Donegani: la scomparsa da Brescia nel 2005, i corpi trovati in Val Paisco, la condanna del nipote Guglielmo Gatti e il movente rimasto oscuro.
Aldo Donegani e Luisa De Leo scomparvero da Brescia nell’estate del 2005. Lui aveva 77 anni, lei 61. Vivevano in una villetta bifamiliare di via Ugolini, nel quartiere Abba, in una quotidianità tranquilla fatta di abitudini, parrocchia, spese e rapporti familiari.
Al piano superiore abitava il nipote Guglielmo Gatti, uomo schivo e solitario, destinato a diventare il nome centrale di uno dei casi più inquietanti della cronaca lombarda.
La sparizione venne denunciata il 1° agosto, quando un altro nipote, Luciano De Leo, carabiniere, arrivò a casa degli zii e non li trovò. Nell’abitazione sembrava tutto in ordine: auto, biciclette e oggetti personali erano ancora lì.
All’inizio si pensò anche a un allontanamento volontario o a un incidente, ma qualcosa non tornava. I coniugi non avevano avvisato nessuno e il loro cellulare risultava spento.

Caso Donegani: la scomparsa e il ritrovamento in Val Paisco
La svolta arrivò il 17 agosto 2005. In una zona impervia della Val Paisco, vicino al passo del Vivione, vennero trovati sacchi della spazzatura con resti umani smembrati. Erano i corpi di Aldo Donegani e Luisa De Leo. Mancavano le teste, che sarebbero state ritrovate solo mesi dopo, in momenti diversi, nei boschi attorno a Provaglio d’Iseo.
Gli investigatori arrivarono presto a Guglielmo Gatti. A pesare furono diversi elementi: una testimonianza lo collocava con un’auto simile alla sua nella zona del Vivione; nel garage della villetta vennero individuate con il luminol ampie tracce di sangue ripulite; altri residui furono repertati sull’auto e su una scarpa. Per l’accusa, il garage era stato il luogo del massacro e dello smembramento.
Il processo, l’ergastolo e il mistero del movente
Gatti si è sempre dichiarato innocente, sostenendo di essere stato incastrato. Il processo, però, si concluse con una condanna pesantissima.
Nel 2007 la Corte d’Assise di Brescia lo condannò all’ergastolo con isolamento diurno. La sentenza fu confermata in appello nel 2008 e divenne definitiva in Cassazione nel 2009.
Il punto rimasto più oscuro è il movente. Non emerse una ragione economica forte, né un conflitto evidente capace di spiegare una violenza così estrema. Nelle motivazioni si fece riferimento a un possibile rancore maturato nel tempo, ma senza una risposta davvero definitiva.
Negli anni successivi Gatti rimase detenuto nel carcere di Opera. Dal 2021 aveva ottenuto alcuni permessi speciali. Nel 2026 è emerso che era morto già il 15 giugno 2023, a 58 anni, quasi nel silenzio generale.
La sua morte ha chiuso la vicenda personale del condannato, ma non ha cancellato l’ombra più grande del caso Donegani: perché Aldo e Luisa furono uccisi con tanta brutalità?